LO SVILUPPO DEL P.O.R. SICILIA Il Programma Operativo è stato elaborato nel pieno rispetto delle linee di programmazione della Regione Siciliana esposte nel DPEF regionale, della coerenza con le linee programmatiche nazionali del PSM e con gli orientamenti della Commissione previsti all’articolo 10.3 del regolamento (CE) 1260/99, avendo come riferimento la situazione socio-economica della regione, i punti di forza e di debolezza territoriali e un partenariato attivo con i soggetti economico-sociali attori dello sviluppo. La proposta regionale di P.O. è stata approvata dal forum del partenariato (Comitato regionale per i fondi strutturali) il 26/07/99 ed stata condivisa nelle sue linee programmatiche dalla Giunta regionale con deliberazione n. 180 del 27/07/99. La proposta è stata infine inoltrata al Dipartimento Politiche di Sviluppo e Coesione del Ministero del Tesoro, entro i termini fissati dalla deliberazione CIPE del 14/05/99. La successiva delibera CIPE n. 139 del 6/8/99 ha autorizzato il Ministero del Tesoro e del Bilancio ad apportare al PSM e ai documenti programmatici regionali, le integrazioni e le modifiche necessarie per l’inoltro ufficiale degli stessi alla Commissione Europea e la successiva negoziazione. La Regione ha adeguato la propria proposta alla luce dei risultati del negoziato tra la Commissione Europea e lo Stato italiano sul Quadro Comunitario di Sostegno. L’analisi SWOT condotta per assi e riferita agli obiettivi specifici del PSM contestualizzati in ambito regionale ha evidenziato come principale punto di forza, la potenzialità derivante dalla ricchezza di risorse ambientali, naturali, culturali ed umane, , nonché la presenza di alcune iniziative imprenditoriali di successo e la accresciuta consapevolezza della popolazione e delle istituzioni in tema di ambiente, legalità, società della informazione Come comune denominatore dei punti di debolezza, si riscontra invece una carenza nei sistemi di gestione, di controllo, di valorizzazione e di messa in rete delle stesse risorse, unitamente a carenze istituzionali nella comprensione dei fenomeni di sviluppo e ai vincoli normativi che ne derivano. Particolarmente carente è inoltre la capacità di creare rapporti di cooperazione tra imprese e reti di rapporti istituzionali. La Sicilia presenta comunque, sia pure a livello embrionale, sistemi locali (culturali, turistici, produttivi, di città e nodi) che costituiscono i punti di forza da prendere sia come elemento di riferimento sia sul piano interno che come elemento di collegamento con le opportunità esogene offerte al sistema regionale. In tal senso, occorrerà rilanciare le occasioni di attrazione di turismo specializzato, investimenti produttivi esterni finanza di progetto, flussi commerciali creati o spostati dalla costituzione di aree economiche più allargate. Al contempo, la Sicilia presenta criticità permanenti che tardano ad essere superate: Tra queste possiamo citare il degrado da cementificazione, l’abbandono dei centri storici, il mancato controllo delle discariche, l’incuria per il mantenimento dei BB.CC.AA. e, soprattutto, la criminalità organizzata che certamente costituisce ancora il punto di debolezza principale nella catena dello sviluppo locale. Altra criticità di rilievo che segna la base della cultura siciliana è la scarsa propensione al rischio e all’innovazione, e dunque una scarsa propensione all’auto-imprenditorialità, con esaltazione del posto fisso (P.A. o privato) visto come elemento di garanzia e di copertura dai rischi, determinando gli effetti di scarso utilizzo degli incentivi alla nuova imprenditoria specialmente giovanile. Un ulteriore vincolo allo sviluppo di carattere istituzionale riguarda la difficoltà nel tradurre in azioni legislative (o anche delegificative) gli spunti derivanti dalle mutate condizioni dei mercati, ma soprattutto nell’attuare tutte le modifiche rivolte al miglioramento delle gestioni dei patrimoni attraverso l’utilizzo di risorse specializzate. Per quanto attiene il settore agricolo, ricompreso nell’asse “sistemi locali di sviluppo ”e nell’asse “risorse naturali”, un’analisi più articolata dei punti di forza e di debolezza è esposta nel successivo capitolo 3.2.7. La Regione Siciliana ha aderito con convinzione al metodo partenariale della programmazione stabilito dai Fondi strutturali; nell’ambito del processo di programmazione, progressivamente, sono stati individuati i momenti e gli strumenti per il confronto e il coinvolgimento di partner istituzionali, economici-sociali. Tali elementi tendono a configurare un “sistema” - proprio come auspicato dalla Commissione - e hanno continuato svilupparsi nelle ulteriori fasi del processo di programmazione ed attuazione. Sotto il profilo dell’attivazione del partenariato, il coinvolgimento dei partner istituzionali ed economico - sociali ha visto la partecipazione delle maggiori associazioni rappresentative delle Autonomie locali, Provinciali, delle associazioni imprenditoriali e sindacali, dei principali soggetti economico - imprenditoriali pubblici e privati, dei rappresentanti di interessi ambientali, del terzo settore e delle pari opportunità nelle fasi di elaborazione delle strategie d’intervento che hanno portato alla definizione del programma. Il partenariato è stato declinato a livello territoriale, con la costituzione di Tavoli territoriali che hanno dato luogo a nove rapporti provinciali che hanno rappresentato anche un importante prodotto informativo. Il partenariato è stato attivato anche nella fase di gestione del programma e il Comitato di Sorveglianza ha costituto un luogo effettivo di confronto tra i soggetti, avendo cura di non compromettere l’efficacia e la rapidità del processo decisionale. Rappresentanti dei partner economici e sociali sono membri del Comitato di Sorveglianza come anche l’Autorità Ambientale regionale. La Regione si è avvalsa, anche nella fase di attuazione - gestione del Programma Operativo, del “Comitato regionale per i fondi strutturali” come sede permanente di confronto politico col partenariato. La finalità generale del Programma Operativo è compresa integralmente in quella del QCS – contestualizzata alla realtà siciliana – che prevede la “realizzazione, entro il periodo di attuazione del programma comunitario, di un sentiero di crescita del Mezzogiorno stabilmente e significativamente superiore a quello dell’Unione europea” nonchè di “ridurre il disagio sociale”. Come, per il resto del Mezzogiorno, anche per la Sicilia il peggioramento delle condizioni di contesto a partire dal 2002 ha reso più difficile il conseguimento degli obiettivi di crescita in termini assoluti, dopo che la regione aveva fatto registrare, nel biennio 2000-2001 tassi di crescita superiori a quelli meridionali e nazionali. Rimangono pertanto immutati gli obiettivi di riduzione significativa del divario economico e sociale delle aree del Mezzogiorno, attraverso un percorso sostenibile che accrescala competitività di lungo periodo, creando condizioni di accesso pieno e libero al lavoro e facendo leva sui valori ambientali e di pari opportunità. In tale contesto occorrerà realizzare un forte aumento della occupazione regolare e dei tassi di attività, favorire l’emersione e ridurre ulteriormente la disoccupazione. In termini di variabili di rottura, in rapporto a quanto previsto per il resto del Mezzogiorno, il programma dovrà realizzare un forte miglioramento di alcuni aggregati (investimenti diretti esteri, specializzazione in prodotti selezionati, capacità innovativa, occupazione sociale) mentre il target è più facilmente conseguibile in altri casi (attrattività turistica, servizi alle imprese). La strategia complessiva del Programma si relaziona coerentemente con le aree di intervento del QCS ed è riconducibile ai sei assi prioritari del POR. La stretta connessione del POR con il QCS è derivata da una scelta di fondo che ha orientato il processo di definizione della strategia e assicurato la coerenza della politica di sviluppo regionale, pur nelle sue specificità, con la politica di sviluppo del Mezzogiorno. In considerazione delle risultanze dell’analisi delle disparità e dei punti di forza e debolezza esposta nel precedente capitolo 1, si evidenziano le principali opportunità che connotano il sistema socio-economico siciliano, derivanti sia da fattori esterni che da caratteristiche interne, il cui rafforzamento può incidere positivamente sulle variabili di rottura indicate nel QCS. Risorse umane Il patrimonio di risorse umane della Sicilia costituisce una potenziale ricchezza non sufficientemente valorizzata. Nonostante i progressi registrati nell’ultimo decennio, i principali indicatori sulla qualificazione delle risorse umane mostrano ancora un forte ritardo rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. I dati del mercato del lavoro sono tra i più negativi del Mezzogiorno, anche se appaiono alcuni segnali innovativi nel campo delle politiche pubbliche per l’inserimento al lavoro e per il contrasto della dispersione scolastica e cresce la consapevolezza dell’importanza del fattore umano per lo sviluppo. A partire dal 1998/’99, infatti, si registra una significativa riduzione del tasso di disoccupazione che ha coinvolto sia la componente maschile che quella femminile. Il livello di scolarizzazione risulta ancora basso rispetto ai valori nazionali. A fronte di un tasso nazionale di scolarità per gli istituti superiori del 80%, il dato regionale si attesta al 72%, distante 3,5 punti percentuali dal corrispondente valore del Mezzogiorno. Così pure il tasso di passaggio dalla scuola media alle superiori (89,9%) risulta più basso rispetto ai valori nazionali (92,6 %) e del Mezzogiorno (90,9 %). Il tasso di dispersione, pur se diminuito negli ultimi anni, risulta ancora superiore rispetto alla media del Mezzogiorno. Vi è un forte problema di dispersione nel primo ciclo di istruzione, che si accompagna a fenomeni di devianza precoce e marginalizzazione. Il sistema della formazione professionale appare appesantito da un gran numero di interventi e scarsamente collegato con il sistema scolastico da un lato e con il mondo produttivo dall’altro, anche se si stanno sperimentando azioni di integrazione. Tuttavial’attivazione delle procedure di accreditamento degli enti di formazione nel primo periodo di programmazione 2000-2003 rappresenta un elemento di grande rilevanza nell’ottica di una riforma del sistema. Nonostante la crescita del tasso di attività femminile, la presenza delle donne nel mercato del lavoro è ancora particolarmente bassa, la più bassa tra le regioni italiane (solo il 15,7% delle donne siciliane risulta occupata).Così pure modesta è la rappresentanza femminile nei centri decisionali politici ed economici.Dai dati disponibili nella prima fase di elaborazione del Programma, tra i disoccupati siciliani moltissimi risultavano i giovani:oltre il 40% dei maschi nella fascia di età 15 - 29 anni appartenenti alle forze lavoro eraalla ricerca di un’occupazione, contro poco più del 20% della media nazionale. Particolarmente grave appariva la disoccupazione di lunga durata che, sia per i giovani tra i 15 e i 24 anni che per le altre classi di età, presentava valori doppi rispetto a quelli nazionali (rispettivamente 45,2% e 14,6 % rispetto alle forze lavoro). Ancor più grave appariva la tendenza all’aumento rispetto agli anni precedenti (37% per i giovani e 8,9% per gli adulti nel 1993). Negli anni successivi, si è assistito ad una diminuzione del tasso di disoccupazione giovanile che in Sicilia ha conosciuto una riduzione in misura ancora più significativa rispetto al dato nazionale, anche per i più alti valori di partenza. Così, se nel 1997 la percentuale di giovani disoccupati era pari al 23,4%, nel 2002 è passata al 20,1%: un trend positivo, pertanto, che assume significato particolare se si focalizza l’attenzione sulla componente femminile, la cui presenza, nello stesso periodo, si è ridotta dal 33% al 28,4%. Preoccupante appare, tuttavia, il livello di disoccupazione o sottoccupazione intellettuale di giovani e non giovani laureati. Consistente risulta essere la quota dei laureati siciliani, altrettanto significativa risulta la quota di disoccupati all’interno della forza lavoro iper formata: segno, questo, di un mercato del lavoro asfittico, privo al suo interno di iniziative imprenditoriali capaci di accogliere tali risorse umane. È necessario comprendere, inoltre, che il fenomeno della disoccupazione intellettuale, oltre alle connotazioni di tipo economico, determinate dai costi per la formazione sopportati dalla collettività, assume aspetti di rilevanza sociale. Molti sono ormai i laureati siciliani disoccupati che, non producendo un reddito, rimangono a carico delle famiglie di appartenenza e costituiscono soggetti a rischio per condizioni di povertà. Strettamente legata alla questione della disoccupazione intellettuale appare il problema della vistosa ripresa dei flussi migratori sud-nord. Nel primo periodo di programmazione un ostacolo allo sviluppo delle risorse umane è stato individuatonelle difficoltà strutturali della Pubblica Amministrazione nell’interagire positivamente con i processi reali di sviluppo, insieme al deficit di risorse professionali e di competenze strategiche in grado di supportare le istituzioni e le imprese nei processi innovativi. Anche nel secondo periodo e in relazione al nuovo ruolo della P.A., permangono le esigenze di formazione specialistica e di riqualificazione per i funzionari della P.A. regionale e locale, anche in relazione alla richiesta di competenze, necessarie per sostenere le innovazioni nel governo territoriale poste a fondamento delle politiche di sviluppo locale. Accanto alla significativa presenza di sottoccupazione e di lavoro sommerso, assume rilievo il problema del precariato giovanile legato alla Pubblica Amministrazione non solo per le risorse finanziarie assorbite ma soprattutto per gli effetti distorsivi prodotti sul mercato del lavoro e per le gravi conseguenze che ne derivano dal punto di vista culturale e sociale. Continua ad assumere connotati di criticità la presenza della mafia nel sistema economico e sociale che condiziona pesantemente l’attività delle imprese. La criminalità, seppur alcuni dati mostrino una diminuzione dell’incidenza del fenomeno, rappresenta ancora un forte vincolo per lo sviluppo dell’economia siciliana. A ciò si aggiunge la tradizionale carenza di cultura imprenditoriale, nonostante gli incoraggianti segnali di vivacità registrati negli ultimi anni, soprattutto nella Sicilia orientale. Nel tentativo di superare le carenze del settore pubblico e introdurre, nel contempo, innovazioni nel settore dei servizi alla persona, si sono sviluppate negli ultimi anni significative esperienze di imprenditoria sociale, spesso declinate al femminile, nell’ambito di alcuni settori (servizi a domicilio, custodia dei bambini, aiuto ai giovani in difficoltà ai fini del loro reinserimento sociale) producendo positivi effetti a livello occupazionale, anche se per piccoli numeri. Le attività avviate a seguito di tali progettualità fanno registrare effetti positivi sulle opportunità di conciliazione lavoro/famiglia in favore di persone con carico di cura, per lo più donne. La tendenza è certamente positiva rispetto alla quota di imprese attive nei servizi sociali, che nel primo periodo di programmazione hanno maturato buone pratiche, soprattutto con riguardo alle aree urbane di più ampie dimensioni. Più in generale si nota un crescente interesse verso forme di vera e propria “economia sociale”, di attività cioè non legate né all’intervento pubblico né al settore privato, che vedono il pieno coinvolgimento del terzo settore. Va segnalata l’interessante progettualità nell’ambito di programmi di iniziativa comunitaria nel campo dell’occupazione e della valorizzazione delle risorse umane. Ricerca e sviluppo tecnologico Il sistema economico siciliano è caratterizzato dalla presenza di un tessuto di piccole e medie imprese che mostrano ancora scarsa capacità nel formulare una propria domanda di innovazione, pur trovandosisempre più ad operare in un mercato globale nel quale la conoscenza, la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione giocano un ruolo chiave in termini di vantaggi competitivi. Nella regione permane una carenza di centri di trasferimento tecnologico alle PMI e di figure professionali di supporto alla ricerca e manca tuttorala necessaria integrazione tra progetti imprenditoriali e mondo della ricerca, con l’eccezione di alcune esperienze di eccellenza che si sono sviluppate nell’area orientale. Tale integrazione si mostra sempre più suscettibile di produrre significative sinergie, dalle quali entrambi i sistemi , quello delle imprese e quello della ricerca, possono trarre impulsi positivi., Fra i nodi del sistema scientifico e tecnologico si individua,inoltre, una insufficiente dotazione del sistema infrastrutturale e una carenza di infrastrutture di comunicazione telematica per il trasferimento di tecnologie e di capacità di innovazione delle PMI isolane. Va sottolineato che nella prima fase di attuazione del POR l’avvio delle misure relative alla ricerca e all’innovazione tecnologica ha subito dei ritardi dettati dall’esigenza di elaborare e, conseguentemente, approvare la “Strategia Regionale per l’innovazione per la Sicilia”. Pertanto, gli effetti degli interventi ivi previsti non risultano ancora significativamente rilevabili. Il sistema scientifico della Sicilia è costituito da un discreto numero di strutture di ricerca, pari al 31% del totale della rete meridionale, concentrate prevalentemente nei poli metropolitani di Palermo, Messina e Catania. Gli investimenti in R&S sono tuttavia limitati, soprattutto quelli effettuati dalle imprese.. A fronte di un rapporto tra spese per R&S e PIL di 1,02% a livello nazionale, in Sicilia tale rapporto risulta dello 0,51%, valore più basso di quello medio del Mezzogiorno (0,63%), che rimane pur sempre molto lontano dagli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo di Lisbona. Non meno che nelle altre regioni del Mezzogiorno, per un complesso di cause ormai di sedimentazione storica, il tema della sicurezza pubblica per lo sviluppo assume in Sicilia particolare rilevanza. Al pari di altre strategie a carattere trasversale, la sicurezza investe l’intera società e ne determina comportamenti ed approcci, aperture e chiusure economiche, significative o blande propensioni imprenditoriali, sostenibilità od insostenibilità dei costi che si è disposti a pagare per potere lavorare in condizioni garantite di parità di mercato. Condizionamento criminale, economia illegale e racket ostacolano lo sviluppo dell’impresa e scoraggiano gli investimenti dall’esterno. Cresce la percezione della legalità nella società siciliana, in particolare tra i giovani, ma su questo terreno cruciale per il progresso civile ed economico c’è ancora da lavorare specie in contesti “sensibili”, anche sul piano dell’adozione di strumenti tecnico-giuridici di contrasto delle organizzazioni criminali . Negli ultimi anni si rileva, altresì, una crescita di sensibilità rispetto ai fenomeni di violenza verso donne e minori e, conseguentemente, lo sviluppo di azioni di contrasto. Premesso che compete allo Stato la gestione della sicurezza, in una dinamica integrata col PON di riferimento vanno inquadrati i presupposti per irrobustire sensibilizzazione, formazione ed assistenza a supporto delle condizioni di sicurezza. Risorse umane La valorizzazione delle risorse umane è questione centrale per immettere un forte tasso di innovazione nel sistema sociale nel suo complesso. La strategia di asse, nel primo periodo di programmazione, ha tenuto conto , oltre che delle risultanze dell’analisi dei bisogni e delle potenzialità, del quadro programmatico comunitario e nazionale. I principali riferimenti sono stati rappresentati dalle priorità di intervento del FSE (policy fields, art.2), dal Piano nazionale per l’occupazione 1999, dal Quadro di riferimento dell’obiettivo 3 Risorse Umane, dalle Raccomandazioni che il Consiglio europeo di Helsinki ha rivolto all’Italia in merito all’attuazione delle politiche sull’occupazione. Per il secondo periodo d’attuazione del POR, il principale strumento d’indirizzo per il FSE è rappresentato dai Piani d’azione nazionali, che declinano la Strategia Europea per l’Occupazione (SEO) nei suoi tre obiettivi generali: raggiungimento della piena occupazione, miglioramento della qualità e della produttività sul posto di lavoro, rafforzamento della coesione ed integrazione sociale. In particolare, la stretta relazione tra l’FSE e la SEO implica che la finalità generale della lotta contro la disoccupazione sia estesa ad altre finalità ed obiettivi, in modo da porre l’individuo al centro dell’azione, attraverso strategie ed interventi mirati ad accompagnarne l’evoluzione educativa, formativa e lavorativa lungo tutto l’arco della vita. Il Secondo Piano d’azione italiano contro l’esclusione sociale (NAP/Incl 2003-2005) - con il quale lo Stato Italiano prosegue nell’attuazione dell’Agenda Sociale Europea del 2000 e nel rafforzamento del legame tra occupazione e coesione sociale - contiene un approccio strategico, nonché priorità ed obiettivi fondati sulla valorizzazione delle capacità lavorative della persona e sul concetto di società attiva, entrambi fattori centrali per ogni percorso di inclusione sociale.lNel secondo periodo di programmazione troveranno attuazione in Sicilia, attraverso le Linee guida sul sistema integrato dei servizi sociali (adottate con D.P.R.S. del 4.11.2002), i recenti indirizzi nazionali in tema di politiche sociali approvati con la legge n.328 del 2000. Nel triennio 2004-2006 saranno avviatii piani sociali di distretto socio-sanitario e gli interventi attuativi della strategia delineata nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro“Recupero della marginalità sociale e pari opportunità” (stipulato nel dicembre 2003), in fase di avvio per il triennio 2004-2006. Gli strumenti su indicati pongono le premesse per un sistema sociale fondato sull’attivazione diretta della cittadinanza nella costruzione delle politiche locali di benessere. Politiche che acquistano, peraltro, anche in connessione con il V Programma quadro per le Pari Opportunità tra le donne e gli uomini 2000-2005, una valenza equitativa, promovendo una migliore qualità della vita, grazie alla conciliazione, alla partecipazione, alla personalizzazione degli interventi. Nel Complemento di Programmazione la specificità del mainstreaming di genere sarà opportunamente considerata, in maniera trasversale e con azioni mirate, in tutte le misure dell’Asse. In coerenza con gli orientamenti dell’Agenda Sociale Europea e delle nuove politiche sociali nonché, più in generale, con il principio di sussidiarietà, la valorizzazione di risorse e di legami sociali propri dei territori assume il significato di scelta strategica di fondo per lo sviluppo locale, rispetto alla quale è necessario che l’amministrazione pubblica condivida una logica di governance, al fine di promuovere sui territori politiche volte all’innalzamento della qualità della vita In coerenza con la strategia del QCS, il principio di integrazione tra le risorse finanziarie e le politiche, ivi incluse le necessarie sinergie tra gli attori, i livelli territoriali, gli strumenti e le azioni, rappresenta un tratto distintivo del POR Sicilia. Al fine di rafforzare l’integrazione tra le azioni FSE e quelle degli altri Assi e valorizzare le Risorse Umane nell’attuazione della strategia complessiva del POR, le misure FSE serventi gli altri Assi, previste all’interno degli stessi nel primo periodo di programmazione, per il secondo periodo vengono incluse nell’Asse III. L’integrazione effettiva sarà assicurata anche attraverso il coordinamento del Tavolo d’Asse, le cui modalità di funzionamento saranno previste nel Complemento di Programmazione. La strategia qui delineata, inoltre, costituisce parte integrante della più ampia strategia regionale volta a favorire l’occupazione, il risanamento del bilancio ed il riassorbimento del precariato quale si evince dai Documeni di Programmazione economico-finanziaria) della Regione Siciliana2000-2002 e 2003-2006. Nel primo periodo di programmazione nel complesso la strategia di Asse è stata orientata a sostenere alcune priorità identificate a livello nazionale (implementazione dei nuovi servizi per l’impiego; promozione di politiche attive del lavoro; riqualificazione e integrazione del sistema di istruzione e formazione); e alcune linee di intervento correlate a fabbisogni specifici regionali (lotta alla dispersione scolastica, in particolare nella scuola dell’obbligo; ampliamento dell’azione nel sociale al fine di ridurre le aree di marginalità; sostegno all’economia sociale). Anche nel secondo periodo di programmazione, la strategia di Asse sarà orientata, secondo una politica improntata all’apprendimento lungo l’arco della vita (long life learning), a sostenere le priorità identificate a livello nazionale: - implementazione dei servizi per l’impiego e messa in rete delle strutture autorizzate alla fornitura dei servizi; - promozione di politiche attive del lavoro e di prevenzione della disoccupazione di lunga durata, con misure di accompagnamento personalizzate attente ai bisogni dei contesti familiari; - riqualificazione e integrazione del sistema di istruzione e formazione, alla luce delle necessità derivantidalla riforma del sistema dell’istruzione (maggiore raccordo dei sistemi, diritto-dovere allo studio, alternanza studio-lavoro), nonché dall’innovazione delle metodologie di apprendimento, delle pratiche didattiche e dei saperi; - dal potenziamento delle competenze tecnico-scientifiche e delle competenze trasversali; - dalle esigenze di un ulteriore sviluppo delle competenze della P.A. Le necessità correlate a fabbisogni specifici regionali sono individuate nellalotta alla dispersione scolastica e nella promozione del successo formativo; nell’ampliamento dell’azione nel sociale, al fine di ridurre le aree di marginalità e migliorare la qualità della vita in ambito urbano e nelle zone rurali; nel sostegno all’economia sociale. Inoltre, alla luce di quanto emerso nell’analisi dei bisogni sulla rilevanza della disoccupazione intellettuale, si evidenzia la necessità di un più stretto raccordo tra il settore della formazione professionale ed universitaria e il mercato del lavoro. Con riferimento alla ripresa dei flussi migratori sud-nord, la risposta dovrebbe andare nella direzione della prosecuzione delle politiche in materia di long life learning, maggiormente focalizzate sui giovani e sulle persone di età superiore ai 45 anni, al fine di creare figure professionali immediatamente spendibili sul territorio regionale. Per completare tale ciclo virtuoso, appare imprescindibile aumentare, da un lato, le occasioni di agevolazioni economiche e di servizi capaci di agevolare le iniziative imprenditoriali e, dall’altro, rafforzare le politiche di controllo del territorio e di crescita culturale delle giovani generazioni (legalità, senso dello Stato, appartenenza alla collettività, formazione ad una politica vista come impegno per il bene della collettività). Un elemento strategico importante sia per il miglioramento della qualità delle attività formative, che per innalzare i livelli di occupazione dei “formati” è la valutazione degli esiti occupazionali degli interventi formativi. Già nel primo periodo di programmazione è stata attivata una prima rilevazione su di un campione di soggetti destinatari di attività formative cofinanziate dal FSE. Nel secondo periodo l’indagine, estesa ad un campione più rappresentativo, costituirà strumento utile per monitorare periodicamente l’occupabilità dei partecipanti ad attività formative, al fine anche di orientare la prossima programmazione aderendo altresì ad iniziative nazionali promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. . Fattori chiave per la valorizzazione delle risorse umane e opzioni strategiche dell’asse anche per il secondo periodo di programmazione sono quindi: con riferimento al policy field A: – promozione di politiche attive del lavoro che favoriscano soprattutto la crescita della cultura imprenditoriale, attraverso interventi di prevenzione e cura della disoccupazione, con priorità rivolta all’approccio preventivo; con riferimento al policy field B: – inclusione delle fasce deboli e svantaggiate; – sviluppo dell’economia e dell’imprenditorialità sociale, soprattutto nei nuovi bacini d’occupazione; con riferimento al policy field C: – integrazione tra i sistemi scolastico, formativo e produttivo, per valorizzare e qualificare le risorse umane e orientarle verso sbocchi professionali, recuperando le forze disperse sia nella scuola che nell’università; – riqualificazione del sistema scolastico e formativo in sinergia con le innovazioni normative ed organizzative a livello nazionale, ad integrazione e d’intesa con i P.O. nazionali; – prevenzione del fenomeno della dispersione scolastica e formativa con riferimento al policy field D: – riqualificazione della Pubblica Amministrazione per rispondere ai nuovi compiti; – sostegno alla formazione continua nelle imprese, in particolare nelle PMI; sviluppo e consolidamento dell’imprenditorialità con priorità ai nuovi bacini d’impiego; - sostegno al lavoro regolare e all’emersione delle attività non regolari; - crescita di capitale umano “pregiato” in grado di interagire con il sistema produttivo e di introdurre elementi di innovazione nel sistema sociale siciliano. con riferimento al policy field E: – promozione delle pari opportunità nel lavoro e nell’imprenditorialità sostenendo la progettualità già in corso, anche tramite il supporto ad approcci innovativi, valutando gli impatti diretti in termini di genere; – promozione dell’occupazione femminile, mirata anche alle donne inattive, con basso grado di istruzione, che lavorano nel sommerso; – promozione trasversale del mainstreaming di genere, con particolare riferimento alle politiche di conciliazione, alla desegregazione verticale ed orizzontale A livello indicativo si riporta la ripartizione finanziaria dell’asse per policy field: –... Policy field A ...................... 35,5 % –... Policy field B......................... 6,5 % –... Policy field C....................... 22,3 % –... Policy field D....................... 25,7 % –... Policy field E....................... 10,0 %. Tale ripartizione, fornita a titolo indicativo, potrà essere modificata nel Complemento di programmazione e dovrà essere monitorata dall’Autorità di gestione del programma, al fine di consentirne la verifica a livello di QCS secondo le modalità in esso indicate. Al fine di sostenere il cambiamento di strategia in favore dell’approccio preventivo, la quota di risorse destinate agli interventi preventivi della disoccupazione di lunga dovrà tendere al raggiungimento dell’obiettivo del 35% del Policy field A. Tale quota percentuale sarà oggetto di monitoraggio e di verifica almeno annuale da parte del Comitato di Sorveglianza. Per il Policy field E sarà comunque assicurata una percentuale non inferiore al 10%. Ricerca e sviluppo tecnologico Le scelte strategiche riguardanti la ricerca scientifica, assumendo le indicazioni del Consiglio di Lisbona e in coerenza con quanto stabilito nel QCS e nella Strategia Regionale per l’innovazione per la Sicilia, oltre allo sviluppo del potenziale umano, puntano a rafforzare la capacità d’innovazione del tessuto economico siciliano e a sostenere nuovi percorsi di sviluppo attraverso la valorizzazione della conoscenza prodotta in Sicilia e la nascita di nuova impresa basata sulle tecnologie. Esse fanno proprie le seguenti linee d’intervento del QCS, le prime due a prioritaria competenza regionale, le altre attribuite in via principale al MIUR, secondo quanto definito dal QCS per la seconda fase d’attuazione: a) azioni organiche per lo sviluppo locale; b) innovazione nelle applicazioni produttive; c) ricerca e sviluppo dell’industria e dei settori strategici nel Mezzogiorno; d) rafforzamento ed apertura del sistema scientifico. Per quanto riguarda la linea a) “azioni organiche per lo sviluppo locale”, la strategia si attuerà in sinergia con l’asse “sistemi locali”, all’interno del quale si prevedono azioni di sostegno alle PMI per l’avvio di programmi di innovazione di processo e di prodotto e la creazione ed il rafforzamento di servizi alle imprese all’interno delle logiche di cluster o di filiera, in relazione ai fabbisogni dei sistemi locali. Nell’asse 3, invece, la strategia riguarderà prevalentemente azioni di sistema e farà riferimento a: – miglioramento dei collegamenti tra sistema della ricerca, sistema delle imprese e organismi di interfaccia, quali i liaison office, valorizzando le risorse esistenti, i centri e le strutture di ricerca già operanti in Sicilia e favorendo il collegamento fra di loro e la pubblica amministrazione; – integrazione e rafforzamento dell’offerta di ricerca per diffondere e trasferire gli esiti delle ricerche; – creazione di nuove imprese o ampliamento di quelle esistenti in settori innovativi ed iniziative volte ad attrarre insediamenti high-tech Relativamente alla linea strategica b) “innovazione nelle applicazioni produttive”, la strategia regionale riguarderà prevalentemente l’analisi dei fabbisogni e della domanda di innovazione da parte delle PMI, per stimolare e trasferire nuove tecnologie e modelli innovativi.. Per quanto riguarda la linea c) “ricerca e sviluppo dell’industria e dei settori strategici nel Mezzogiorno” la strategia di sostegno alla domanda di ricerca nei settori strategici per l’economia siciliana si attuerà in coerenza con la Strategia Regionale per l’innovazione e con le Linee guida per la politica scientifica e tecnologica del Governo ed il conseguente Programma nazionale per la ricerca. La regione definirà con il MIUR, attraverso appositi accordi bilaterali, da condursi in base al principio di lealtà richiamato dalla giurisprudenza costituzionale in materia di legislazione concorrente, le più idonee modalità per assicurare complementarietà agli interventi, evitare sovrapposizioni, garantire un elevato standard qualitativo delle iniziative oggetto dei regimi d’aiuto cofinanziati. Per quanto riguarda infine la linea d) “rafforzamento ed apertura del sistema scientifico“ la strategia si attuerà in stretto raccordo con il MIUR nell’ambito di quanto concordato in sede di concertazione, valutando anche le sinergie connesse alla società dell’informazione. Il sistema imprenditoriale siciliano, inoltre, può trarre benefici in termini di competitività e crescita se verrà indotto a cogliere le opportunità offerte da un’efficace integrazione tra i sistemi della ricerca nazionale ed europea, anche attraverso la partecipazione al VI Programma quadro di Ricerca e sviluppo tecnologico dell’U.E. Di conseguenza, i progetti di ricerca del settore privato che verranno selezionati in attuazione del VI del Programma Quadro Europeo potranno beneficiare di un cofinanziamento del FESR pari al differenziale tra il finanziamento comunitario e i plafond stabiliti dall’art. 29 del Regolamento (CE) 1260/99. Tenuto conto di quanto rilevato nell’analisi dei bisogni e delle potenzialità, il POR Sicilia assume gli ultimi due punti della strategia di Asse proposta dal QCS in tema di sicurezza, rivolgendo l’attenzione da una parte agli aspetti formativi e di sensibilizzazione socioculturale, dall’altra ad azioni di sistema finalizzate allo sviluppo di reti locali tra soggetti attivi sul territorio. A seguito del primo periodo di programmazione, in cui l’attenzione è stata rivolta ad evitare sovrapposizioni tra le sfere d’azione del PON e del P.O.R., per il secondo periodo di programmazione si intende favorire l’integrazione tra gli ambiti di intervento, pervenendo in tal modo ad una migliore finalizzazione delle risorse destinate e ad una maggiore incisività delle azioni messe in campo. Nell’ambito regionale si intende agire sullo sviluppo economico della regione attraverso interventi di diffusione della cultura della legalità e del lavoro, anche attraverso l’assegnazione e la gestione dei beni confiscati alla mafia, nonché di sostegno formativo, specie per i giovani, valorizzando la differenza di genere; ciò al fine di favorire la diminuzione del disagio sociale, della violenza e della devianza, premesse per una riduzione dei costi di condizionamento imposti dalla criminalità organizzata e dall’economia illegale. Inoltre, seguendo gli indirizzi per l’attuazione del QCS, la misura di riferimento adotta una impostazione integrata che comprende sia azioni relative al recupero delle aree di disagio sociale sia azioni che incidono direttamente sul tessuto economico, per il recupero di fiducia e legalità finalizzato allo sviluppo produttivo. 4.3.21 Misura 3.21 – Iniziative per legalità e sicurezza (ex 6.08). Asse prioritario: Risorse umane Settore: Sicurezza Fondo strutturale: FSE Il grave effetto depressivo sull’economia legale e nella società procurato dal verificarsi dei fenomeni di criminalità richiede, oltre alla risposta repressiva dello Stato, anche una azione preventiva e soprattutto formativa. In complementarietà con il PON Sicurezza, la misura è finalizzata a favorire la crescita della cultura della legalità e a diffondere una nuova cultura della responsabilità e della partecipazione, in particolari contesti “sensibili” che presentano maggiori elementi di preoccupazione sociale, attraverso azioni rivolte ai giovani ma anche agli adulti, ai soggetti a rischio, agli ex detenuti, agli ex tossicodipendenti, ai nomadi, alle comunità immigrate. Confermando la scelta operata nel primo periodo di programmazione, si ritiene opportuno proseguire nel sostegno ad attività in chiave preventiva, volte alla costruzione di reti e servizi rivolti al contrasto del fenomeno della violenza verso donne e minori, anche attraverso la qualificazione delle risorse umane presenti nei servizi pubblici e privati e nelle forze dell’ordine. In raccordo con le misure 3.06 e 3.19 ed in forte sinergia con i due Accordi di Programma Quadro “sicurezza e legalità per lo sviluppo” e Recupero della marginalità sociale e pari opportunità”, per il raggiungimento degli obiettivi si prevedono le seguenti azioni: – sostegno a percorsi di reinserimento sociale per minori provenienti da istituzioni carcerarie o per soggetti che si dissociano dalla cultura mafiosa d’origine; – iniziative di sensibilizzazione in aree di particolare disagio sociale; – campagne di educazione alla legalità nelle scuole; – azioni di formazione per operatori impegnati in quartieri a rischio di devianza; – sostegno ad attività di animazione territoriale, informazione e promozione svolte da centri sociali operanti nei quartieri a rischio; – azioni di sostegno alle associazioni antiracket ed antiusura; – interventi volti alla sottoscrizione di “Patti per la legalità” finalizzati ad individuare progetti ed iniziative comuni per la diffusione della legalità correlati alle esperienze di sviluppo locale. – seminari di sensibilizzazione, campagne di educazione nelle scuole, attività formative mirate per operatori territoriali, messa in rete di servizi per la lotta alla violenza domestica ed all’abuso su donne e minori, ad integrazione o completamento di iniziative comunitarie (URBAN) o progetti nazionali. Nell’attuazione della misura si terrà conto del necessario raccordo con il PON “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia”, a titolarità del Ministero dell’Interno, al fine di assicurare la massima integrazione tra gli interventi del Programma nazionale e regionale. Nessun aiuto di stato ai sensi dell'articolo 87.1 del trattato C.E. sarà accordato in base a questa misura.
2000 - 2006 Condizioni di elaborazione del programma
Punti di forza e di debolezza (analisi SWOT)
Coinvolgimento dei partner socio-economici e istituzionali
Strategia di intervento e obiettivi globali del programma
Asse 3 “Risorse umane”
Analisi dei bisogni specifici e delle potenzialità
Sicurezza
Strategia
Sicurezza
Finalità e contenuto tecnico
